L'efficacia delle Arti Marziali Tradizionali
Pubblicato da Sensei Antonio Genovesi in Dojo e Territorio · Sabato 04 Feb 2023 · 3:45
Tags: arti marziali tradizionali, sport da combattimento, difesa personale
Tags: arti marziali tradizionali, sport da combattimento, difesa personale
Torniamo sul discorso dell'efficacia delle Arti Marziali Tradizionali e cerchiamo di affrontarlo da un punto di vista diverso, cioè non sul lato prettamente "tecnico" ma su quello della preparazione, della completezza del programma e degli obiettivi da perseguire.
Per come la vedo io la domanda se le Arti Marziali Tradizionali sono davvero meno efficaci delle più moderne MMA o degli altri sport da combattimento come il pugilato è mal posta. Il punto non è in "cosa" si fa, ma "come" lo si fa.
Ovviamente devo specificare che per Arte Marziale non intendo una disciplina coreografica fatta di movimenti e proiezioni improbabili. Le Arti Marziali autentiche sono sempre state pratiche ed essenziali.
Discipline moderne come gli sport da combattimento hanno come fulcro la competizione, le cui regole variano a seconda dei circuiti e delle discipline. Quindi per far si che un atleta trionfi in un contesto di gara viene fisicamente preparato in modo da essere più performante possibile.
Nei Dojo tradizionali invece l'aspetto della gara è posto in secondo piano rispetto a quello dell'autodisciplina. Nelle "vere" Arti Marziali non si spinge il praticante a primeggiare, ma a essere consapevole di chi è e quindi a dominare le sue emozioni e i suoi impulsi.
Riconosco che nella media dei Dojo tradizionali negli ultimi decenni l' aspetto dell'addestramento del corpo si è un po' perso. Gli allenamenti tendono ad essere più blandi, anche perchè statisticamente si accoglie un'utenza più variegata.
Questo però non deve portarci a pensare che un'Arte Marziale Tradizionale sia meno completa rispetto ad uno sport. Nei Dojo dove mi sono allenato quando ero più giovane l'addestramento era importante, non si aveva paura di sudare o tornare a casa con qualche livido, che non influiva assolutamente sul rapporto di rispetto e amicizia che si instaurava con i compagni.
Anche sul tema del programma tecnico bisogna fare delle considerazioni importanti: le Arti Marziali storicamente non sono mai state dei circoli chiusi. Certo c'erano delle scuole che avevano le loro caratteristiche, ma la "contaminazione" tra gli stili è sempre esistita ed è sempre stata incoraggiata. Pensiamo all'area del Siam, oggi nota come Thailandia, che è sempre stato un importante nodo commerciale del sud-est asiatico. In quel territorio bande di Guerrieri si addestravano insieme imparando gli uni dagli altri. Lo stesso succedeva in Giappone, quando scuole specializzate negli usi di particolari armi o tecniche di Tai-Jutsu si confrontavano tra loro. Lo stesso accadeva in Cina, quando scuole diverse si confrontavano per vedere quale fosse la migliore. Dietro l'aspetto della gara spesso e volentieri si carpivano spunti ed informazioni per arricchire il bagaglio dei combattenti.
In virtù di questo concetto non mi sono mai limitato nell'includere nei programmi delle Arti Marziali che trattiamo nel Dojo elementi provenienti da stili diversi, che arricchiscono la conoscenza dei praticanti e la loro preparazione.
A parità di qualità dell' addestramento quindi vediamo come il confine che separa un Artista Marziale tradizionale da un praticante di sport da combattimento diventa sempre più sottile, fino ad annullarsi del tutto. Come dicevo, non è mai "cosa si fa", ma "come lo si fa".
Un discorso a parte merita l'aspetto della difesa personale. Personalmente quando sento cose come "difesa personale reale", o "difesa personale da strada", rimango un po' perplesso per il semplice fatto che certe cose, se sono "da strada" andrebbero fatte in quell'ambiente e non in una palestra. La strada è imprevedibile, non ha regole nè condotta e nessuno è mai preparato davvero perchè le variabili sono infinite.
L'Artista Marziale può addestrare la sua percezione e i suoi riflessi per reagire o prevedere un imprevisto, ma sa benissimo che il conflitto è sempre qualcosa che va evitato.
Un praticante di Arti Marziali non sente la necessità di far vedere agli altri quanto è forte, per lui conta la sopravvivenza. In una situazione di pericolo, la Tigre nella giungla resta spesso celata.
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